Il primo risultato ha dentro arnica e artiglio del diavolo
Abbiamo misurato le prime dieci posizioni della ricerca italiana. Il risultato in prima posizione è una crema che annuncia, nel nome stesso, di contenere arnica e artiglio del diavolo.
Il cannabidiolo è nel titolo. Gli altri due sono nel titolo insieme a lui, e sono due droghe vegetali con una storia d’uso topico lunga decenni.
Se la crema funziona, non saprete mai quale dei tre l’ha fatto. Se non funziona, non avrete imparato nulla su nessuno dei tre.
Questa non è una stranezza di quel prodotto. È il modo in cui la categoria è costruita — e il regolamento europeo sui cosmetici ha una riga che la descrive con una precisione quasi imbarazzante.
Che cosa è, giuridicamente, una crema al CBD
Prima di qualunque discorso sugli effetti conviene sapere in quale scaffale legale ci si trova, perché lo scaffale decide che cosa il prodotto può dire.
La definizione
Il regolamento 1223/2009 definisce prodotto cosmetico ogni sostanza o miscela destinata a essere applicata sulle parti superficiali del corpo umano — epidermide, capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni — o sui denti e sulle mucose della bocca.
Le sei finalità ammesse
E lo fa con una condizione precisa: esclusivamente o principalmente allo scopo di pulirle, profumarle, modificarne l’aspetto, proteggerle, mantenerle in buono stato o correggere gli odori corporei.
Sei finalità. Sono tutte.
Che cosa non compare nell’elenco
Non compare nulla che assomigli a un’azione terapeutica. Non c’è «ridurre l’infiammazione», non c’è «agire sul dolore», non c’è alcun verbo che descriva un’azione farmacologica.
Non è una dimenticanza del legislatore: è la linea che separa il cosmetico dal medicinale. Un prodotto che rivendica un’azione farmacologica esce dalla definizione di cosmetico e finisce in un regime dove servono studi, un’autorizzazione all’immissione in commercio e una farmacovigilanza.
Perché ha conseguenze pratiche
Perché tutto quello che leggete su una confezione di crema al CBD è scritto dentro questo perimetro, o è scritto fuori dalle regole. Non esiste una terza possibilità.
I criteri comuni, e quello che descrive tutta la categoria
L’articolo 20 del regolamento dice che testi, nomi, marchi e immagini non possono attribuire a un cosmetico caratteristiche o funzioni che non ha, e rimanda a un secondo atto per il dettaglio.
Il regolamento 655/2013
Quel secondo atto è il regolamento 655/2013, che fissa i criteri comuni per giustificare le dichiarazioni sui cosmetici. Sono sei famiglie: conformità normativa, veridicità, supporto probatorio, onestà, correttezza e possibilità di decisioni informate.
«Deliberatamente presente»
Il criterio della veridicità apre con una frase che sembra ovvia e non lo è: se si dichiara che il prodotto contiene un determinato ingrediente, l’ingrediente deve essere deliberatamente presente.
Una crema che si chiama «al CBD» perché contiene olio di semi di canapa, con tracce di cannabidiolo arrivate dalla lavorazione, non soddisfa questo criterio. E il caso non è raro.
La riga che descrive il problema di tutta la categoria
Il criterio successivo è quello importante, e vale la pena leggerlo lentamente:
Le dichiarazioni relative alle proprietà di un ingrediente specifico non devono lasciar intendere che il prodotto finito abbia le stesse proprietà quando non le ha.
È esattamente il meccanismo con cui viene venduta questa categoria. Si racconta il cannabidiolo, e si lascia che il lettore trasferisca da solo quel racconto al barattolo.
Le opinioni non sono prove
Lo stesso criterio aggiunge che le comunicazioni commerciali non devono lasciar intendere che espressioni di opinione siano dichiarazioni verificate, a meno che l’opinione rifletta prove verificabili.
Tradotto: una parete di recensioni entusiaste non diventa una prova per il fatto di essere lunga.
E l’approvazione che nessuno può vantare
Il primo criterio, quello della conformità normativa, vieta le dichiarazioni secondo cui il prodotto sarebbe stato autorizzato o approvato da un’autorità competente. I cosmetici non vengono approvati uno per uno da nessuno: vengono notificati, e la responsabilità resta all’azienda.
Se una confezione suggerisce un’approvazione ministeriale, sta dichiarando qualcosa che il regolamento esclude.
Il problema fisico: la pelle è fatta per non farvi entrare
C’è una ragione tecnica per cui questa categoria è difficile, ed è la stessa che rende poco efficiente l’infuso in acqua — vista dall’altro lato.
Lo strato corneo
Lo strato più esterno dell’epidermide è una barriera, e il suo mestiere è impedire il passaggio delle molecole. Funziona benissimo: è il motivo per cui non ci disidratiamo e non assorbiamo tutto quello che tocchiamo.
La lipofilia, di nuovo
I cannabinoidi sono molecole fortemente lipofile. In una tisana questo significa che l’acqua non riesce a portarli via dalla foglia; sulla pelle significa che tendono ad accumularsi nello strato lipidico più esterno invece di attraversarlo.
La stessa proprietà, due problemi opposti.
Che cosa fa chi ci lavora sul serio
Una rassegna del 2024 del Danish Polymer Centre, alla Technical University of Denmark, riassume lo stato della somministrazione transdermica dei cannabinoidi. La conclusione tecnica è netta: per le proprietà di barriera della pelle e per la natura lipofila dei cannabinoidi, serve aumentare attivamente la permeazione perché la molecola arrivi agli strati sottostanti.
Da qui la ricerca su cerotti progettati, composizioni specifiche e sostanze che facilitano il passaggio. Non su emulsioni cosmetiche.
Quanta letteratura clinica esiste
E qui la stessa rassegna è altrettanto esplicita: la letteratura che descrive studi clinici dettagliati sulla somministrazione transdermica dei cannabinoidi, con o senza strategie di permeazione, è limitata.
Non «contraddittoria»: limitata. Sono due cose diverse, e la seconda è più onesta.
Locale non vuol dire sistemico
Una distinzione che chiarisce metà delle discussioni su questo formato.
Due domande diverse
Una crema può agire dove viene applicata, oppure far entrare qualcosa nel circolo sanguigno. Sono due obiettivi tecnicamente diversi e non si ottengono con la stessa formulazione.
Che cosa una crema fa comunque
Idrata, forma un film che limita la perdita d’acqua, veicola sostanze che danno una sensazione di caldo o di fresco, e viene applicata con un massaggio. Sono effetti reali, misurabili e ammessi.
E la parte che quasi certamente non arriva
Quantità farmacologicamente rilevanti di cannabidiolo nel sangue, partendo da una crema da banco. Chi progetta cerotti transdermici lo fa proprio perché una crema, da sola, non basta.
Il banco della farmacia
Vale la pena guardare chi occupa questa ricerca, perché racconta il mercato italiano meglio di qualunque analisi.
Chi c’è nelle prime dieci posizioni
Farmacie online, un marketplace, un carosello di prodotti e alcune insegne locali. Fra i marchi compaiono nomi storici del banco farmaceutico.
Non c’è quasi niente che assomigli a un articolo: la ricerca «crema cbd» in Italia è una vetrina, non una domanda.
La marca che sorprende di più
Fra i risultati c’è anche un gel-crema al CBD di Boiron, l’azienda francese conosciuta in tutta Europa per i prodotti omeopatici. È il segnale più chiaro che questa categoria è entrata nel canale farmacia come qualunque altra referenza di banco.
Perché la farmacia non è una garanzia di categoria
Il fatto che un prodotto stia in farmacia non lo rende un medicinale, e non cambia il regime che lo governa. In farmacia si vendono medicinali, dispositivi medici, integratori e cosmetici, e il cartellino non li distingue.
Un cosmetico venduto in farmacia resta un cosmetico. Vale il regolamento 1223/2009, non un altro.
Leggere l’INCI in trenta secondi
L’elenco degli ingredienti è l’unica parte della confezione che non può mentire, ed è quella che quasi nessuno legge.
L’ordine è per peso
Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di quantità, con una convenzione: sotto l’1% si può usare un ordine libero. Sapere dove passa quella soglia cambia la lettura.
Dove sta il cannabidiolo
Cercate cannabidiol nell’elenco. Se compare, siete nella parte finale della lista quasi sempre, e questo dice qualcosa sulla quantità.
«Cannabis sativa seed oil» non è CBD
Questa è la confusione più diffusa. L’olio di semi di canapa è un buon emolliente e un ingrediente cosmetico serio, ma i semi non contengono cannabinoidi in quantità significativa.
Una crema il cui unico ingrediente di canapa sia Cannabis sativa seed oil non è una crema al CBD, per quanto il davanti della confezione insista.
Gli altri attivi
Arnica, artiglio del diavolo, mentolo, canfora, capsaicina, salice. Sono ingredienti con una tradizione topica e una sensorialità immediata, e sono spesso presenti in quantità molto maggiori del cannabidiolo.
Quando qualcosa si sente subito, il mentolo è il primo sospettato.
I profumi e gli allergeni
Fondo lista trovate gli allergeni del profumo dichiarati per nome: limonene, linalool, citronellol, geraniol. La dichiarazione per nome è obbligatoria oltre certe soglie, ed è il pezzo di etichetta più utile che esista per chi ha pelle reattiva.
Quella riga vale più di tutto il fronte della confezione messo insieme.
I milligrammi stampati davanti
Molte confezioni annunciano un numero grande. Vale la pena capire che cosa dice.
Mille milligrammi in cinquanta millilitri
È una dicitura ricorrente. Sembra enorme rispetto ai numeri di un olio, e in un certo senso lo è — ma si riferisce a un prodotto che verrà spalmato, non assunto.
Il conto per grammo
Mille milligrammi in cinquanta millilitri fanno 20 mg per millilitro di crema. Una noce di prodotto pesa attorno al grammo, quindi parliamo di una ventina di milligrammi per applicazione, distribuiti su una superficie.
Di quei venti, quanto attraversa lo strato corneo? È esattamente la domanda a cui la letteratura clinica risponde poco, come abbiamo visto.
Il confronto che aiuta
Un olio al 10% porta circa 5 mg per goccia in un percorso di assorbimento noto e studiato. Una crema porta un numero più grande attraverso un percorso che, nella pratica cosmetica, è molto meno caratterizzato.
Numero grande e quantità che arriva non sono lo stesso concetto.
Che cosa possiamo dire con onestà
Questa pagina non esiste per dire che le creme non servono a niente.
Idratazione ed emollienza
Una buona base cosmetica idrata e migliora la sensazione della pelle. Questo è misurabile, è dichiarabile ed è probabilmente la parte più solida di qualunque crema di questa categoria.
La sensazione termica
Mentolo e canfora danno una percezione immediata di fresco o di caldo. È un effetto reale e gradevole, e non ha niente a che vedere con il cannabidiolo.
Il massaggio
L’applicazione di una crema comporta massaggiare la zona per un minuto, con attenzione e con una certa pressione. Anche questo conta, ed è una variabile che nessuna recensione separa mai dal prodotto: chi si spalma una crema si sta anche dedicando qualche minuto a quella parte del corpo.
Chi confronta due creme sta quasi sempre confrontando anche due massaggi.
E l’evidenza sul dolore
Una revisione pubblicata nel 2024 sul Journal of Pain ha guardato i prodotti a base di cannabidiolo per il dolore concludendo che, nella grande maggioranza degli studi considerati, il beneficio rispetto al confronto non è emerso. È un dato che riguarda soprattutto le vie sistemiche, ma è il contesto in cui questa categoria si colloca.
Quando la crema è la scelta sensata
Ci sono situazioni in cui è davvero il formato giusto, e sono diverse da quelle che il marketing suggerisce.
Se non volete assumere nulla
Una crema resta sulla pelle. Chi vuole restare lontano da qualunque assunzione orale ha qui la via più prudente, ed è una ragione legittima per sceglierla.
Se fate controlli sul lavoro
I pannelli cercano un metabolita del THC. Un cosmetico applicato localmente è la forma con il profilo di rischio più basso da questo punto di vista, anche se nessun prodotto con tracce di THC è del tutto neutro.
Se prendete farmaci stabilmente
Le interazioni note del cannabidiolo passano dal fegato e riguardano l’assunzione sistemica. Una crema è la forma che meno vi avvicina a quel problema — e resta comunque una domanda da fare al farmacista, che ci mette due minuti.
Le tre domande da fare in negozio
Sono le stesse che facciamo noi quando misuriamo un prodotto, e hanno tutte una risposta verificabile.
Quanti milligrammi, e in quanto prodotto
Non «1000 mg» da solo, ma 1000 mg in quale volume. Senza il denominatore il numero non è una concentrazione, è un manifesto.
C’è un bollettino d’analisi del lotto
Un documento di laboratorio indipendente, con il numero di lotto che corrisponde a quello stampato sul barattolo. Il certificato generico di due anni fa dimostra che l’azienda una volta ha fatto analizzare qualcosa.
Sul bollettino cercate il profilo dei cannabinoidi e i pannelli dei contaminanti: metalli pesanti, pesticidi, residui di solventi, microbiologia. La canapa è una pianta bioaccumulatrice — assorbe i metalli dal terreno e li trattiene nei tessuti, al punto che è stata sperimentata per bonificare i suoli. Quello che sul campo è un pregio, nella catena cosmetica è un capitolo da controllare.
Quali sono gli altri attivi, e in che ordine
Se arnica, mentolo o artiglio del diavolo compaiono prima del cannabidiolo nell’INCI, la formula non è centrata sul cannabidiolo. Non è un difetto — ma cambia che cosa state comprando e quanto ha senso pagarlo.
Come leggere questa pagina
Applichiamo a noi stessi i criteri che chiediamo alle confezioni.
Chi l’ha scritta e con quale interesse
Questo sito guadagna quando qualcuno compra prodotti a base di canapa. Una pagina che invita a chiedersi se comprereste la stessa crema senza il cannabidiolo va contro il nostro interesse immediato: è un dato utile per pesarla, non una medaglia.
Confrontata con che cosa
Ogni affermazione qui ha un termine di paragone dichiarato: il regolamento, per il perimetro giuridico; l’olio, per i milligrammi; il cerotto transdermico, per la permeazione. Un numero senza paragone non significa niente.
A quale quantità
I dati sulla permeazione vengono da ricerca su sistemi progettati per attraversare la pelle, non da emulsioni da banco. Lo diciamo perché è la stessa distinzione che rimproveriamo alle pagine commerciali quando citano studi su tutt’altro prodotto.
Dove sono le risposte
In fondo trovate le fonti con il collegamento diretto: i due regolamenti europei e le due pubblicazioni scientifiche. I riassunti sono consultabili senza abbonamento.
E perché la scriviamo comunque
Perché le prime dieci posizioni italiane per questa ricerca sono quasi tutte vetrine, e una risposta verificabile vale più di una che si può soltanto sperare.
In sintesi
Il quadro
Una crema al CBD è un cosmetico, e il regolamento ammette sei finalità: pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere, mantenere in buono stato, correggere gli odori. Nessuna è terapeutica.
Il criterio da ricordare
Le dichiarazioni sulle proprietà di un ingrediente non devono lasciar intendere che il prodotto finito abbia le stesse proprietà quando non le ha. È scritto nel regolamento 655/2013, e descrive questa categoria meglio di qualunque recensione.
La fisica
La pelle è una barriera e i cannabinoidi sono lipofili. Chi lavora sulla via transdermica progetta cerotti e sostanze che facilitano la permeazione, e ammette che la letteratura clinica dettagliata è limitata.
La lettura da fare in negozio
Girate la confezione. Cercate cannabidiol nell’INCI, controllate che non ci sia solo Cannabis sativa seed oil, e guardate quali altri attivi compaiono prima.
E la domanda onesta da farsi
Se questa crema contenesse arnica e mentolo senza cannabidiolo, la comprereste lo stesso? Se la risposta è sì, state facendo un acquisto sensato. Se è no, il prezzo che pagate in più merita almeno un’etichetta che vi dica quanto ce n’è.