Un gas che si comporta come un liquido
Sopra una certa combinazione di pressione e temperatura, l’anidride carbonica smette di essere un gas e smette di essere un liquido. Diventa una terza cosa, che attraversa il materiale come un gas e scioglie come un liquido. È lo stato supercritico, ed è quello che rende possibile l’intero processo.
Il vantaggio commerciale che tutti citano è che il solvente evapora completamente e non lascia residui. È vero, ma è solo metà della storia: la parte interessante è che la stessa macchina, con parametri diversi, estrae cose diverse dallo stesso materiale.
Che cosa significa «supercritico»
È un termine di fisica e ha una definizione precisa che vale la pena conoscere.
C’è un punto oltre il quale le fasi si confondono
Ogni sostanza ha una combinazione di temperatura e pressione oltre la quale la distinzione fra liquido e gas smette di avere senso. Si chiama punto critico, ed è una proprietà della sostanza.
Per l’anidride carbonica il punto è accessibile
Serve una temperatura poco sopra quella ambiente e una pressione elevata ma raggiungibile con attrezzature industriali standard. È la ragione per cui questa molecola e non un’altra.
Che cosa succede oltre quel punto
Il fluido ha la densità di un liquido e la viscosità di un gas. Penetra nel materiale come farebbe un gas e scioglie i composti come farebbe un solvente liquido.
Perché è utile
Perché la capacità di sciogliere dipende dalla densità, e la densità si regola cambiando pressione e temperatura. Il solvente diventa sintonizzabile.
Come funziona l’impianto
Il ciclo è semplice da descrivere e costoso da costruire.
La compressione
L’anidride carbonica viene portata a pressione e temperatura oltre il punto critico. È la fase che richiede la maggior parte dell’energia del processo.
Il passaggio nel materiale
Il fluido attraversa il materiale vegetale caricato in un recipiente, sciogliendo i composti che la sua densità gli permette di sciogliere.
La separazione
Riducendo la pressione, il fluido torna gassoso e non è più in grado di trattenere quello che aveva sciolto. L’estratto precipita e si raccoglie.
Il ricircolo
Il gas viene ricompresso e rientra nel ciclo. È la ragione per cui il consumo di anidride carbonica per lotto è basso rispetto al volume che circola.
Perché non lascia residui
È l’argomento commerciale principale, ed è corretto.
Il solvente è un gas a pressione ambiente
Terminato il ciclo, quello che era solvente torna semplicemente a essere aria. Non c’è alcun residuo da eliminare con un processo aggiuntivo.
Non c’è una fase di purga
I metodi con solventi liquidi richiedono una fase dedicata a eliminare il solvente residuo. Qui non esiste, perché non c’è nulla da eliminare.
Il pannello dei solventi resta utile
Un certificato può comunque riportarlo, ed è ragionevole aspettarselo. Su un prodotto ottenuto così i valori sono attesi vicini a zero.
Che cosa non garantisce
Non garantisce nulla su metalli, fitofarmaci o microbiologia, che dipendono dal materiale di partenza e non dal metodo di estrazione.
Il vero vantaggio: la selettività
È la parte tecnica interessante e quella che nessuna scheda commerciale spiega.
La densità decide che cosa si scioglie
A densità basse il fluido scioglie soprattutto i composti volatili; a densità alte scioglie anche cannabinoidi, cere e pigmenti.
Si possono fare due passaggi
Un primo passaggio a densità bassa raccoglie la frazione aromatica; un secondo a densità alta raccoglie i cannabinoidi. Le due frazioni si possono poi ricombinare.
Perché questo conta
Perché permette di recuperare terpeni che qualunque processo a caldo distruggerebbe, e di reintrodurli in un estratto lavorato.
Che cosa richiede
Un impianto capace di controllare la densità con precisione e un operatore che sappia che cosa sta cercando. È qui che gli impianti si differenziano davvero.
I limiti del metodo
Nessun processo è gratuito, e questo ha svantaggi concreti.
Il costo dell’impianto
Lavorare a pressioni elevate richiede recipienti certificati e componenti costosi. È l’ostacolo principale all’adozione da parte di produttori piccoli.
La lentezza
Un ciclo completo richiede tempo. La produttività per ora è inferiore a quella di un’estrazione con solvente liquido a parità di volume.
La resa non è la più alta
Un solvente liquido ben scelto estrae in genere una frazione maggiore. Il vantaggio del metodo non è la quantità.
Le cere
Il processo estrae anche cere vegetali, che vanno rimosse in una fase successiva. È il motivo per cui molti estratti così ottenuti passano da una winterizzazione.
Che cosa succede dopo l’estrazione
L’estratto grezzo raramente è il prodotto finale, e vale la pena sapere che cosa gli succede.
La rimozione delle cere
Le cere rendono l’estratto torbido e ne cambiano la consistenza. Si eliminano raffreddando l’estratto in un solvente e filtrando.
La conversione della forma acida
Se l’estratto è destinato a un prodotto con cannabidiolo in forma neutra, serve una fase a caldo. È un passaggio separato dall’estrazione.
La distillazione
Alcuni prodotti passano da una distillazione che concentra ulteriormente. Ogni fase a caldo porta via frazione volatile.
La reintroduzione dei terpeni
Se la frazione aromatica è stata raccolta separatamente, può essere reintrodotta alla fine. È il motivo per cui certi prodotti hanno un profilo aromatico marcato nonostante la lavorazione.
Come si confronta con gli altri metodi
Quattro confronti che collocano il metodo rispetto alle alternative.
Rispetto ai solventi liquidi
Nessun residuo da eliminare e più selettività; in cambio, costo maggiore, resa inferiore e cicli più lenti.
Rispetto ai metodi meccanici
Rese molto superiori e possibilità di lavorare volumi industriali; in cambio, un processo che i metodi senza solventi evitano per principio.
Rispetto all’estrazione con grassi
Non è nemmeno la stessa categoria. L’estrazione in grasso produce un preparato, non un estratto concentrato.
Che cosa ne consegue
Che il metodo è una scelta industriale con vantaggi reali e nessuna superiorità automatica. Il prodotto finale dipende dalla lavorazione successiva più che dall’estrazione.
Perché le schede lo citano sempre
Vale la pena spiegare l’uso commerciale del termine, che è quasi sempre lo stesso.
Suona pulito
L’assenza di solventi chimici è un argomento comprensibile e vero. È il motivo per cui compare in evidenza su tante etichette.
È verificabile solo in parte
Nessun documento del prodotto finale dimostra con quale metodo sia stato estratto. Il pannello dei solventi vicino a zero è compatibile con il metodo ma non lo prova.
Non dice nulla sulla qualità
Un estratto ottenuto così può essere eccellente o mediocre. Il metodo dà il potenziale; la lavorazione successiva dà il risultato.
Che cosa guardare invece
Il profilo dei cannabinoidi, il THC totale e i tre capitoli di sicurezza. Sono gli unici dati che descrivano il prodotto che si sta comprando.
Che cosa deve mostrare il certificato
La verifica è la stessa di qualunque concentrato, con una riga in più che è ragionevole pretendere.
Il profilo dei cannabinoidi
Con le forme acida e neutra separate. In un estratto concentrato la proporzione fra le due dice molto sulla lavorazione subita.
Il THC totale
Calcolato con il fattore 0,877. In un concentrato la concentrazione moltiplica anche questo valore, e il limite del mercato si applica al totale.
Metalli e fitofarmaci
Dipendono dal materiale di partenza e il metodo di estrazione non li elimina. Anzi, una lavorazione che concentra i cannabinoidi concentra anche loro.
Il pannello dei solventi
Su questo metodo i valori attesi sono vicini a zero. La sua presenza nel documento è un segnale di completezza, non una contraddizione.
Un’aritmetica che nessuno spiega
C’è una conseguenza della concentrazione che merita una sezione a sé.
Concentrare concentra tutto
Un processo che aumenta di dieci volte la concentrazione di cannabidiolo aumenta anche quella di qualunque contaminante presente nel materiale di partenza.
Vale per i metalli
Le piante di canapa assorbono metalli dal substrato. Un materiale con valori accettabili come fiore può superare i limiti come concentrato.
Vale per i fitofarmaci
Lo stesso ragionamento. È la ragione per cui i limiti su un concentrato sono più stringenti in termini pratici che su un materiale vegetale.
Che cosa se ne deduce
Che in un concentrato le righe di sicurezza contano più che in un fiore. È il contrario di quello che molti presumono.
Come si conserva un estratto
Le regole sono quelle dei concentrati, con un’attenzione in più.
Al freddo e al buio
Il freddo rallenta l’ossidazione e la degradazione; la luce le accelera. È la coppia di variabili che governa la conservazione di qualunque estratto.
In contenitore piccolo
L’aria è il problema di sempre. Un recipiente pieno espone meno superficie all’ossigeno di uno mezzo vuoto.
Attenzione ai cicli termici
Togliere e rimettere il contenitore dal frigorifero produce condensa. In un estratto è un problema aggiuntivo che si evita facilmente.
Che cosa aspettarsi
Un cambio di consistenza e una perdita progressiva di aroma. Nessuno dei due rende il prodotto inutilizzabile.
Che cosa cambia fra subcritico e supercritico
Le schede citano a volte il primo termine, e la differenza è reale.
Sotto il punto critico
Lavorando a pressioni più basse l’anidride carbonica resta liquida invece di diventare supercritica. La capacità di sciogliere è molto minore, e questo cambia radicalmente che cosa viene estratto.
Che cosa estrae in quelle condizioni
Prevalentemente composti volatili e oli leggeri. È la modalità con cui si raccoglie la frazione aromatica quando si vuole conservarla intatta, prima di passare alla fase ad alta densità.
Perché non basta da sola
Perché lascia nel materiale la maggior parte dei cannabinoidi. Un impianto che lavorasse solo in questa modalità avrebbe rese talmente basse da non essere praticabile industrialmente.
Come si usano insieme
Un primo passaggio subcritico per l’aroma e un secondo supercritico per il resto. È la configurazione che spiega perché certi prodotti mantengano un profilo aromatico che una singola estrazione ad alta densità avrebbe distrutto.
Perché il co-solvente compare in alcune schede
È un dettaglio tecnico che cambia la lettura del certificato, e quasi nessuno lo segnala.
Che cos’è
Una piccola quantità di un solvente liquido, in genere etanolo, aggiunta al flusso per aumentare la capacità di sciogliere composti più polari. Si misura in percentuali basse sul totale.
Perché si usa
Perché l’anidride carbonica pura è poco efficace su alcune classi di molecole. Il co-solvente allarga lo spettro di quello che il processo può recuperare e aumenta la resa.
Che cosa cambia per chi compra
Che il prodotto non è più privo di solventi liquidi in senso stretto. Il pannello dei residui torna a essere una riga da leggere davvero, non una formalità.
Come si riconosce
Solo se il produttore lo dichiara. È l’informazione che distingue una scheda tecnica onesta da una scritta per il marketing, e vale la pena chiederla esplicitamente.
Che cosa succede al materiale di partenza
Il metodo si applica a materiali diversi, e la scelta condiziona il risultato più dell’impianto.
Il materiale essiccato
È il caso più comune. Il contenuto di umidità va tenuto basso, perché l’acqua interferisce con il processo e riduce l’efficienza dell’estrazione.
La macinatura
Un materiale macinato espone più superficie e si estrae meglio. Troppo fine, però, compatta il letto e ostacola il passaggio del fluido, che è esattamente il problema opposto.
La qualità decide il tetto
Un materiale povero di cannabinoidi non produce un estratto ricco. Nessun impianto crea quello che nella pianta non c’era, e questa è la variabile che pesa più di ogni scelta tecnica.
Il materiale residuo
Quello che resta dopo l’estrazione è biomassa esausta. In alcune filiere viene riutilizzata per fibra o compostata, e in altre semplicemente scartata.
Come si legge un estratto sullo scaffale
Quattro elementi che compaiono nelle schede e che vale la pena saper interpretare.
La percentuale dichiarata
Va letta insieme all’unità di misura. Una percentuale sul peso e un contenuto in milligrammi per flacone descrivono la stessa cosa in due modi, e confonderli porta a confronti sbagliati.
La parola «pieno spettro»
Indica che l’estratto conserva altre molecole oltre al cannabidiolo. Non è una categoria normata e il suo significato varia da produttore a produttore.
La parola «distillato»
Indica un passaggio ulteriore che concentra e purifica. Un distillato ha in genere meno frazione aromatica di un estratto non distillato, salvo reintroduzione successiva.
Il colore
Un estratto chiaro ha subito più purificazione; uno scuro ne ha subita meno o ha visto più calore. Nessuno dei due è migliore in astratto, e il colore da solo non basta a decidere.
Un glossario breve, per non tornare indietro
Cinque termini che compaiono nelle schede di questi prodotti.
Punto critico
La combinazione di temperatura e pressione oltre la quale liquido e gas smettono di essere distinguibili. È il fondamento del metodo.
Fluido supercritico
Una sostanza portata oltre il proprio punto critico. Ha densità simile a un liquido e viscosità simile a un gas.
Selettività
La capacità di estrarre alcuni composti e non altri regolando i parametri. È il vantaggio tecnico reale del metodo.
Winterizzazione
La fase che rimuove le cere raffreddando l’estratto in un solvente e filtrando. È molto comune dopo questo tipo di estrazione.
Estratto grezzo
Il prodotto dell’estrazione prima di qualunque lavorazione successiva. Raramente è quello che arriva sullo scaffale.
Che cosa chiedere prima di comprare
Quattro domande corte, e la seconda è quella che quasi nessuno pensa a fare.
Dov’è il certificato del lotto
Con il numero che coincida con la confezione. Un documento generico del prodotto non descrive quello che stai per ricevere, e la differenza fra i due è tutta la sostanza della verifica.
È stato usato un co-solvente
Se sì, il pannello dei residui torna a essere una riga da leggere davvero. È una domanda tecnica che separa un produttore da un rivenditore, perché solo il primo sa rispondere.
C’è un profilo dei terpeni
Se il prodotto si vende per l’aroma, è il documento che dà sostanza alla promessa. La sua assenza non è un difetto in sé, ma toglie all’offerta l’unica prova che poteva portare.
Qual è la data di analisi
Non quella di confezionamento. In un estratto il tempo trascorso spiega la consistenza, il colore e quanto il prodotto somigli ancora al documento che lo accompagna.
Che cosa questa pagina non decide
Quale metodo sia migliore
Nessuno in astratto. Questo ha vantaggi reali di selettività e assenza di residui, e svantaggi reali di costo e resa.
Che effetto produce l’estratto
Non lo descriviamo. Nell’Unione europea non esiste alcuna indicazione sulla salute autorizzata per il cannabidiolo.
Se un prodotto sia lecito
Dipende dal paese, dal contenuto di THC totale e dalla forma. Le pagine legali del sito coprono i mercati uno per uno.
Quale prodotto comprare
Qui non ne referenziamo nessuno. I criteri sopra valgono per qualunque offerta.
Domande frequenti
L’estratto contiene anidride carbonica residua
No. A pressione ambiente l’anidride carbonica è un gas e lascia il prodotto da sola, senza bisogno di alcuna fase di eliminazione. È il vantaggio strutturale del metodo, e la ragione per cui non esiste una fase di purga come nei metodi con solventi liquidi.
È più sicuro di un’estrazione con solvente
Sul fronte dei residui di solvente, sì, perché non ne restano. Ma metalli, fitofarmaci e microbiologia dipendono dal materiale di partenza e non dal metodo, e una lavorazione che concentra i cannabinoidi concentra anche quei contaminanti.
Perché alcuni estratti così ottenuti hanno poco aroma
Perché la frazione volatile va raccolta in un passaggio separato a densità bassa, e non tutti gli impianti lo fanno. Se l’estrazione avviene in un unico passaggio ad alta densità e l’estratto passa poi da fasi a caldo, l’aroma originale si perde quasi del tutto.
Come faccio a sapere se un prodotto è stato estratto così
Non con certezza. Nessun documento del prodotto finale dimostra il metodo di estrazione: un pannello di solventi con valori vicini a zero è compatibile con questo metodo, ma anche con un’estrazione a solvente ben purgata. Resta una dichiarazione del produttore.