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Un gas che si comporta come un liquido

Redazione cbdlovers 14 min

Sopra una certa combinazione di pressione e temperatura, l’anidride carbonica smette di essere un gas e smette di essere un liquido. Diventa una terza cosa, che attraversa il materiale come un gas e scioglie come un liquido. È lo stato supercritico, ed è quello che rende possibile l’intero processo.

Il vantaggio commerciale che tutti citano è che il solvente evapora completamente e non lascia residui. È vero, ma è solo metà della storia: la parte interessante è che la stessa macchina, con parametri diversi, estrae cose diverse dallo stesso materiale.

Che cosa significa «supercritico»

È un termine di fisica e ha una definizione precisa che vale la pena conoscere.

C’è un punto oltre il quale le fasi si confondono

Ogni sostanza ha una combinazione di temperatura e pressione oltre la quale la distinzione fra liquido e gas smette di avere senso. Si chiama punto critico, ed è una proprietà della sostanza.

Per l’anidride carbonica il punto è accessibile

Serve una temperatura poco sopra quella ambiente e una pressione elevata ma raggiungibile con attrezzature industriali standard. È la ragione per cui questa molecola e non un’altra.

Che cosa succede oltre quel punto

Il fluido ha la densità di un liquido e la viscosità di un gas. Penetra nel materiale come farebbe un gas e scioglie i composti come farebbe un solvente liquido.

Perché è utile

Perché la capacità di sciogliere dipende dalla densità, e la densità si regola cambiando pressione e temperatura. Il solvente diventa sintonizzabile.

Come funziona l’impianto

Il ciclo è semplice da descrivere e costoso da costruire.

La compressione

L’anidride carbonica viene portata a pressione e temperatura oltre il punto critico. È la fase che richiede la maggior parte dell’energia del processo.

Il passaggio nel materiale

Il fluido attraversa il materiale vegetale caricato in un recipiente, sciogliendo i composti che la sua densità gli permette di sciogliere.

La separazione

Riducendo la pressione, il fluido torna gassoso e non è più in grado di trattenere quello che aveva sciolto. L’estratto precipita e si raccoglie.

Il ricircolo

Il gas viene ricompresso e rientra nel ciclo. È la ragione per cui il consumo di anidride carbonica per lotto è basso rispetto al volume che circola.

Perché non lascia residui

È l’argomento commerciale principale, ed è corretto.

Il solvente è un gas a pressione ambiente

Terminato il ciclo, quello che era solvente torna semplicemente a essere aria. Non c’è alcun residuo da eliminare con un processo aggiuntivo.

Non c’è una fase di purga

I metodi con solventi liquidi richiedono una fase dedicata a eliminare il solvente residuo. Qui non esiste, perché non c’è nulla da eliminare.

Il pannello dei solventi resta utile

Un certificato può comunque riportarlo, ed è ragionevole aspettarselo. Su un prodotto ottenuto così i valori sono attesi vicini a zero.

Che cosa non garantisce

Non garantisce nulla su metalli, fitofarmaci o microbiologia, che dipendono dal materiale di partenza e non dal metodo di estrazione.

Il vero vantaggio: la selettività

È la parte tecnica interessante e quella che nessuna scheda commerciale spiega.

La densità decide che cosa si scioglie

A densità basse il fluido scioglie soprattutto i composti volatili; a densità alte scioglie anche cannabinoidi, cere e pigmenti.

Si possono fare due passaggi

Un primo passaggio a densità bassa raccoglie la frazione aromatica; un secondo a densità alta raccoglie i cannabinoidi. Le due frazioni si possono poi ricombinare.

Perché questo conta

Perché permette di recuperare terpeni che qualunque processo a caldo distruggerebbe, e di reintrodurli in un estratto lavorato.

Che cosa richiede

Un impianto capace di controllare la densità con precisione e un operatore che sappia che cosa sta cercando. È qui che gli impianti si differenziano davvero.

I limiti del metodo

Nessun processo è gratuito, e questo ha svantaggi concreti.

Il costo dell’impianto

Lavorare a pressioni elevate richiede recipienti certificati e componenti costosi. È l’ostacolo principale all’adozione da parte di produttori piccoli.

La lentezza

Un ciclo completo richiede tempo. La produttività per ora è inferiore a quella di un’estrazione con solvente liquido a parità di volume.

La resa non è la più alta

Un solvente liquido ben scelto estrae in genere una frazione maggiore. Il vantaggio del metodo non è la quantità.

Le cere

Il processo estrae anche cere vegetali, che vanno rimosse in una fase successiva. È il motivo per cui molti estratti così ottenuti passano da una winterizzazione.

Che cosa succede dopo l’estrazione

L’estratto grezzo raramente è il prodotto finale, e vale la pena sapere che cosa gli succede.

La rimozione delle cere

Le cere rendono l’estratto torbido e ne cambiano la consistenza. Si eliminano raffreddando l’estratto in un solvente e filtrando.

La conversione della forma acida

Se l’estratto è destinato a un prodotto con cannabidiolo in forma neutra, serve una fase a caldo. È un passaggio separato dall’estrazione.

La distillazione

Alcuni prodotti passano da una distillazione che concentra ulteriormente. Ogni fase a caldo porta via frazione volatile.

La reintroduzione dei terpeni

Se la frazione aromatica è stata raccolta separatamente, può essere reintrodotta alla fine. È il motivo per cui certi prodotti hanno un profilo aromatico marcato nonostante la lavorazione.

Come si confronta con gli altri metodi

Quattro confronti che collocano il metodo rispetto alle alternative.

Rispetto ai solventi liquidi

Nessun residuo da eliminare e più selettività; in cambio, costo maggiore, resa inferiore e cicli più lenti.

Rispetto ai metodi meccanici

Rese molto superiori e possibilità di lavorare volumi industriali; in cambio, un processo che i metodi senza solventi evitano per principio.

Rispetto all’estrazione con grassi

Non è nemmeno la stessa categoria. L’estrazione in grasso produce un preparato, non un estratto concentrato.

Che cosa ne consegue

Che il metodo è una scelta industriale con vantaggi reali e nessuna superiorità automatica. Il prodotto finale dipende dalla lavorazione successiva più che dall’estrazione.

Perché le schede lo citano sempre

Vale la pena spiegare l’uso commerciale del termine, che è quasi sempre lo stesso.

Suona pulito

L’assenza di solventi chimici è un argomento comprensibile e vero. È il motivo per cui compare in evidenza su tante etichette.

È verificabile solo in parte

Nessun documento del prodotto finale dimostra con quale metodo sia stato estratto. Il pannello dei solventi vicino a zero è compatibile con il metodo ma non lo prova.

Non dice nulla sulla qualità

Un estratto ottenuto così può essere eccellente o mediocre. Il metodo dà il potenziale; la lavorazione successiva dà il risultato.

Che cosa guardare invece

Il profilo dei cannabinoidi, il THC totale e i tre capitoli di sicurezza. Sono gli unici dati che descrivano il prodotto che si sta comprando.

Che cosa deve mostrare il certificato

La verifica è la stessa di qualunque concentrato, con una riga in più che è ragionevole pretendere.

Il profilo dei cannabinoidi

Con le forme acida e neutra separate. In un estratto concentrato la proporzione fra le due dice molto sulla lavorazione subita.

Il THC totale

Calcolato con il fattore 0,877. In un concentrato la concentrazione moltiplica anche questo valore, e il limite del mercato si applica al totale.

Metalli e fitofarmaci

Dipendono dal materiale di partenza e il metodo di estrazione non li elimina. Anzi, una lavorazione che concentra i cannabinoidi concentra anche loro.

Il pannello dei solventi

Su questo metodo i valori attesi sono vicini a zero. La sua presenza nel documento è un segnale di completezza, non una contraddizione.

Un’aritmetica che nessuno spiega

C’è una conseguenza della concentrazione che merita una sezione a sé.

Concentrare concentra tutto

Un processo che aumenta di dieci volte la concentrazione di cannabidiolo aumenta anche quella di qualunque contaminante presente nel materiale di partenza.

Vale per i metalli

Le piante di canapa assorbono metalli dal substrato. Un materiale con valori accettabili come fiore può superare i limiti come concentrato.

Vale per i fitofarmaci

Lo stesso ragionamento. È la ragione per cui i limiti su un concentrato sono più stringenti in termini pratici che su un materiale vegetale.

Che cosa se ne deduce

Che in un concentrato le righe di sicurezza contano più che in un fiore. È il contrario di quello che molti presumono.

Come si conserva un estratto

Le regole sono quelle dei concentrati, con un’attenzione in più.

Al freddo e al buio

Il freddo rallenta l’ossidazione e la degradazione; la luce le accelera. È la coppia di variabili che governa la conservazione di qualunque estratto.

In contenitore piccolo

L’aria è il problema di sempre. Un recipiente pieno espone meno superficie all’ossigeno di uno mezzo vuoto.

Attenzione ai cicli termici

Togliere e rimettere il contenitore dal frigorifero produce condensa. In un estratto è un problema aggiuntivo che si evita facilmente.

Che cosa aspettarsi

Un cambio di consistenza e una perdita progressiva di aroma. Nessuno dei due rende il prodotto inutilizzabile.

Che cosa cambia fra subcritico e supercritico

Le schede citano a volte il primo termine, e la differenza è reale.

Sotto il punto critico

Lavorando a pressioni più basse l’anidride carbonica resta liquida invece di diventare supercritica. La capacità di sciogliere è molto minore, e questo cambia radicalmente che cosa viene estratto.

Che cosa estrae in quelle condizioni

Prevalentemente composti volatili e oli leggeri. È la modalità con cui si raccoglie la frazione aromatica quando si vuole conservarla intatta, prima di passare alla fase ad alta densità.

Perché non basta da sola

Perché lascia nel materiale la maggior parte dei cannabinoidi. Un impianto che lavorasse solo in questa modalità avrebbe rese talmente basse da non essere praticabile industrialmente.

Come si usano insieme

Un primo passaggio subcritico per l’aroma e un secondo supercritico per il resto. È la configurazione che spiega perché certi prodotti mantengano un profilo aromatico che una singola estrazione ad alta densità avrebbe distrutto.

Perché il co-solvente compare in alcune schede

È un dettaglio tecnico che cambia la lettura del certificato, e quasi nessuno lo segnala.

Che cos’è

Una piccola quantità di un solvente liquido, in genere etanolo, aggiunta al flusso per aumentare la capacità di sciogliere composti più polari. Si misura in percentuali basse sul totale.

Perché si usa

Perché l’anidride carbonica pura è poco efficace su alcune classi di molecole. Il co-solvente allarga lo spettro di quello che il processo può recuperare e aumenta la resa.

Che cosa cambia per chi compra

Che il prodotto non è più privo di solventi liquidi in senso stretto. Il pannello dei residui torna a essere una riga da leggere davvero, non una formalità.

Come si riconosce

Solo se il produttore lo dichiara. È l’informazione che distingue una scheda tecnica onesta da una scritta per il marketing, e vale la pena chiederla esplicitamente.

Che cosa succede al materiale di partenza

Il metodo si applica a materiali diversi, e la scelta condiziona il risultato più dell’impianto.

Il materiale essiccato

È il caso più comune. Il contenuto di umidità va tenuto basso, perché l’acqua interferisce con il processo e riduce l’efficienza dell’estrazione.

La macinatura

Un materiale macinato espone più superficie e si estrae meglio. Troppo fine, però, compatta il letto e ostacola il passaggio del fluido, che è esattamente il problema opposto.

La qualità decide il tetto

Un materiale povero di cannabinoidi non produce un estratto ricco. Nessun impianto crea quello che nella pianta non c’era, e questa è la variabile che pesa più di ogni scelta tecnica.

Il materiale residuo

Quello che resta dopo l’estrazione è biomassa esausta. In alcune filiere viene riutilizzata per fibra o compostata, e in altre semplicemente scartata.

Come si legge un estratto sullo scaffale

Quattro elementi che compaiono nelle schede e che vale la pena saper interpretare.

La percentuale dichiarata

Va letta insieme all’unità di misura. Una percentuale sul peso e un contenuto in milligrammi per flacone descrivono la stessa cosa in due modi, e confonderli porta a confronti sbagliati.

La parola «pieno spettro»

Indica che l’estratto conserva altre molecole oltre al cannabidiolo. Non è una categoria normata e il suo significato varia da produttore a produttore.

La parola «distillato»

Indica un passaggio ulteriore che concentra e purifica. Un distillato ha in genere meno frazione aromatica di un estratto non distillato, salvo reintroduzione successiva.

Il colore

Un estratto chiaro ha subito più purificazione; uno scuro ne ha subita meno o ha visto più calore. Nessuno dei due è migliore in astratto, e il colore da solo non basta a decidere.

Un glossario breve, per non tornare indietro

Cinque termini che compaiono nelle schede di questi prodotti.

Punto critico

La combinazione di temperatura e pressione oltre la quale liquido e gas smettono di essere distinguibili. È il fondamento del metodo.

Fluido supercritico

Una sostanza portata oltre il proprio punto critico. Ha densità simile a un liquido e viscosità simile a un gas.

Selettività

La capacità di estrarre alcuni composti e non altri regolando i parametri. È il vantaggio tecnico reale del metodo.

Winterizzazione

La fase che rimuove le cere raffreddando l’estratto in un solvente e filtrando. È molto comune dopo questo tipo di estrazione.

Estratto grezzo

Il prodotto dell’estrazione prima di qualunque lavorazione successiva. Raramente è quello che arriva sullo scaffale.

Che cosa chiedere prima di comprare

Quattro domande corte, e la seconda è quella che quasi nessuno pensa a fare.

Dov’è il certificato del lotto

Con il numero che coincida con la confezione. Un documento generico del prodotto non descrive quello che stai per ricevere, e la differenza fra i due è tutta la sostanza della verifica.

È stato usato un co-solvente

Se sì, il pannello dei residui torna a essere una riga da leggere davvero. È una domanda tecnica che separa un produttore da un rivenditore, perché solo il primo sa rispondere.

C’è un profilo dei terpeni

Se il prodotto si vende per l’aroma, è il documento che dà sostanza alla promessa. La sua assenza non è un difetto in sé, ma toglie all’offerta l’unica prova che poteva portare.

Qual è la data di analisi

Non quella di confezionamento. In un estratto il tempo trascorso spiega la consistenza, il colore e quanto il prodotto somigli ancora al documento che lo accompagna.

Che cosa questa pagina non decide

Quale metodo sia migliore

Nessuno in astratto. Questo ha vantaggi reali di selettività e assenza di residui, e svantaggi reali di costo e resa.

Che effetto produce l’estratto

Non lo descriviamo. Nell’Unione europea non esiste alcuna indicazione sulla salute autorizzata per il cannabidiolo.

Se un prodotto sia lecito

Dipende dal paese, dal contenuto di THC totale e dalla forma. Le pagine legali del sito coprono i mercati uno per uno.

Quale prodotto comprare

Qui non ne referenziamo nessuno. I criteri sopra valgono per qualunque offerta.

Domande frequenti

L’estratto contiene anidride carbonica residua

No. A pressione ambiente l’anidride carbonica è un gas e lascia il prodotto da sola, senza bisogno di alcuna fase di eliminazione. È il vantaggio strutturale del metodo, e la ragione per cui non esiste una fase di purga come nei metodi con solventi liquidi.

È più sicuro di un’estrazione con solvente

Sul fronte dei residui di solvente, sì, perché non ne restano. Ma metalli, fitofarmaci e microbiologia dipendono dal materiale di partenza e non dal metodo, e una lavorazione che concentra i cannabinoidi concentra anche quei contaminanti.

Perché alcuni estratti così ottenuti hanno poco aroma

Perché la frazione volatile va raccolta in un passaggio separato a densità bassa, e non tutti gli impianti lo fanno. Se l’estrazione avviene in un unico passaggio ad alta densità e l’estratto passa poi da fasi a caldo, l’aroma originale si perde quasi del tutto.

Come faccio a sapere se un prodotto è stato estratto così

Non con certezza. Nessun documento del prodotto finale dimostra il metodo di estrazione: un pannello di solventi con valori vicini a zero è compatibile con questo metodo, ma anche con un’estrazione a solvente ben purgata. Resta una dichiarazione del produttore.