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Olio di canapa e olio di CBD non sono la stessa cosa

Redazione cbdlovers 14 min

Risposta breve: sono due prodotti diversi. L’olio di canapa è un olio alimentare spremuto dai semi. L’olio di CBD è un estratto di cannabidiolo diluito in un olio vettore. Non vengono dalla stessa parte della pianta, non costano lo stesso e non hanno lo stesso status nel registro europeo delle indicazioni.

Ed ecco il punto che quasi nessuno racconta: l’olio di semi di canapa ha un’indicazione sulla salute consentita nell’Unione europea, e il CBD non ne ha nessuna. Neppure una. Quel che segue spiega perché, e come riconoscere quale dei due si ha in mano.

Da dove viene ciascun olio

La confusione non è casuale: entrambi portano la parola «canapa» ed entrambi si vendono in flacone. Tutto il resto diverge.

Il seme, per l’olio di canapa

L’olio di canapa si ottiene spremendo i semi di Cannabis sativa. È un olio alimentare al pari di quello di colza o di noce, prodotto in frantoi e venduto al litro o in bottiglie da 250 millilitri.

La parte aerea, per il CBD

L’estratto di CBD proviene dalle infiorescenze e dalle foglie, dove stanno le ghiandole resinifere. Il seme non le possiede. È una differenza anatomica, e da sola spiega la distanza di prezzo fra i due prodotti.

Che cosa contiene davvero il seme

Lipidi, proteine e fibra. Di cannabinoidi, praticamente nulla: le tracce che a volte si rilevano provengono dal contatto con il tegumento esterno durante la raccolta, non dall’interno del seme.

Perché questa precisione conta

Perché un olio di semi venduto con una promessa di cannabinoidi non mantiene quella promessa. Il prodotto non è scadente: è l’argomento a essere falso.

Che cosa dice il registro europeo

Il registro delle indicazioni sulla salute è pubblico e consultabile. È l’unico luogo che risolve la domanda su che cosa un venditore possa scrivere.

L’indicazione che esiste

L’acido alfa-linolenico, presente in quantità apprezzabile nell’olio di semi di canapa, dispone di un’indicazione consentita dal regolamento (UE) n. 432/2012: contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue. All’indicazione è associata una condizione d’impiego, espressa come apporto giornaliero.

La seconda, meno nota

Anche la vitamina E dispone di un’indicazione consentita, relativa alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Si applica agli alimenti che ne sono fonte ai sensi del regolamento, il che presuppone un tenore minimo per cento grammi.

Che cosa dice il registro sul CBD

Nulla. Nessuna indicazione sulla salute è consentita per il cannabidiolo nell’Unione europea. Qualunque frase gli attribuisca un effetto sull’organismo va oltre ciò che la norma permette di scrivere, per quanto prudente sia la formulazione.

Perché questa asimmetria

Perché l’indicazione riguarda un nutriente con un dossier antico e documentato, e non la pianta. Il CBD non ha un dossier di indicazione concluso, ed è inoltre soggetto a una procedura distinta, quella sui nuovi alimenti.

Che cosa rivela il prezzo sul contenuto

È la scorciatoia più affidabile per capire quale dei due oli si sta guardando, ancora prima di leggere l’etichetta.

L’ordine di grandezza dell’olio alimentare

Un olio di semi di canapa spremuto a freddo si vende a un prezzo paragonabile a quello di altri oli di specialità. Si compra a volume perché si usa a volume.

L’ordine di grandezza dell’estratto

Un flacone da dieci millilitri con CBD costa parecchie volte quanto mezzo litro di olio alimentare. Il contenuto si conta in milligrammi di cannabidiolo, non in centilitri.

Che cosa segnala uno scarto anomalo

Un flacone da dieci millilitri venduto al prezzo di un olio da tavola è quasi sempre un olio di semi presentato con il vocabolario del CBD. Capita anche il contrario, e costa di più.

Il calcolo che risolve il dubbio

Dividi il prezzo per i milligrammi dichiarati. Se i milligrammi non sono dichiarati non c’è nulla da dividere, e quella è già la risposta.

Che cosa deve riportare l’etichetta

I due prodotti seguono la normativa alimentare per l’etichettatura, ma ciò che vi compare è diverso.

Sull’olio alimentare

La denominazione, l’elenco degli ingredienti — spesso ridotto a una riga —, la quantità netta, il termine minimo di conservazione e l’origine. Una dichiarazione nutrizionale accompagna il tutto.

Su un prodotto con CBD

La stessa base, più l’olio vettore e la menzione dell’estratto. Il tenore di cannabidiolo, in milligrammi, è il dato decisivo, e non sempre è stampato.

Che cosa dovrebbe esserci e spesso manca

Il numero di lotto leggibile, la data e il rimando al certificato di analisi corrispondente. Quei tre elementi trasformano un’affermazione commerciale in informazione verificabile.

La percentuale da sola non basta

Una percentuale dipende dal volume del flacone. Due prodotti con lo stesso valore non contengono la stessa massa se i contenitori differiscono, ed è esattamente per questo che esiste il milligrammo.

Come distinguerli sullo scaffale

Bastano trenta secondi, e non serve conoscere la marca.

Il contenitore

Bottiglia da 250 millilitri o più, tappo da bottiglia, reparto alimentari: olio alimentare. Flacone contagocce da dieci a trenta millilitri: prodotto a base di estratto.

L’elenco degli ingredienti

Un solo ingrediente, «olio di semi di canapa», identifica l’olio alimentare. Due righe, con un olio vettore e un estratto, identificano l’altro.

La dichiarazione nutrizionale

Presente e dettagliata su un olio alimentare, perché è una sostanza grassa. Ridotta o assente su un flacone contagocce, la cui porzione si misura in gocce.

La parola che non c’è

Se «cannabidiolo» o la sigla «CBD» non compaiono da nessuna parte nell’elenco degli ingredienti, nel flacone non ce n’è, comunque si chiami il prodotto.

A che cosa serve l’olio di canapa in cucina

Merita di meglio del ruolo di sosia, ed è qui che sta il suo interesse reale.

Un profilo lipidico particolare

Contiene sia acido linoleico sia acido alfa-linolenico, in un rapporto vicino a tre a uno. Pochi oli alimentari comuni presentano questo equilibrio.

Un sapore marcato

Erbaceo, con una nota di nocciola. Si accompagna a verdure crude, legumi e formaggi freschi, e domina le preparazioni troppo delicate.

Un impiego a freddo

Non sopporta la cottura. Gli acidi grassi che ne fanno il valore sono proprio quelli che si degradano al calore, e questo lo riserva al condimento.

Una conservazione breve

In frigorifero, al riparo dalla luce, e consumato nelle settimane successive all’apertura. Un odore di vernice o di rancido segnala un olio da buttare.

Come si produce l’olio di semi

Il procedimento è semplice e antico, e sono i suoi dettagli a separare due bottiglie dello stesso scaffale.

La pulizia dei semi

Prima della pressa i semi passano da una cernita che scarta residui vegetali, sassi e semi danneggiati. Questa fase condiziona il sapore finale quanto la varietà, perché i semi rotti si ossidano prima degli altri.

La spremitura a freddo

La vite di una pressa comprime i semi e l’olio cola. La temperatura in uscita è il parametro sorvegliato: oltre una certa soglia l’olio perde gli acidi grassi che ne fanno il valore e prende un gusto di bruciato.

La decantazione

L’olio appena spremuto contiene particelle fini. Riposa alcuni giorni e si chiarifica per gravità. Una filtrazione troppo spinta toglie anche composti che portano l’aroma, e i frantoi migliori scelgono fra limpidezza e gusto.

L’imbottigliamento

In vetro scuro, riempito fino all’orlo per limitare l’aria, e datato. Una bottiglia trasparente sotto il neon di un reparto perde in poche settimane ciò che la pressa aveva conservato.

Come si ottiene un estratto di CBD

Nulla in comune con quanto precede, ed è la ragione per cui i due prodotti non si paragonano.

La materia prima

Infiorescenze e foglie essiccate di una varietà iscritta a catalogo. La resa si conta in percentuale: serve molta materia vegetale per ottenere poco estratto.

La separazione

Un solvente — spesso anidride carbonica in pressione oppure etanolo — porta con sé i composti cercati. La selettività del procedimento decide che cosa viene insieme, e nulla è perfettamente selettivo.

La purificazione

L’estratto grezzo passa poi da fasi di raffinazione: eliminazione delle cere, decolorazione, separazione delle frazioni. Ogni fase toglie indesiderati e una parte del resto.

La diluizione

Infine l’estratto viene diluito in un olio vettore fino alla concentrazione dichiarata. È quest’ultima operazione a produrre il flacone in vendita, ed è quella che il certificato deve descrivere.

Perché i contaminanti si concentrano

È il punto tecnico che separa un olio spremuto da un estratto, e viene spiegato di rado.

Che cosa fa la spremitura

Separa la frazione grassa dal seme. La resa è bassa, ma l’operazione non concentra nulla di diverso da quello che il seme già conteneva.

Che cosa fa l’estrazione

Preleva una frazione della materia vegetale e la riduce molto in volume. Tutto ciò che accompagna quella frazione finisce in un volume minore, quindi a concentrazione maggiore.

La conseguenza pratica

Una materia prima mediocre dà un olio alimentare mediocre, ma dà un estratto problematico. Il fattore di concentrazione è il cuore della questione.

Che cosa lo evita

Una materia prima controllata e un’analisi per lotto del prodotto finito. Entrambe, non una delle due, perché ciascuna lascia passare quello che l’altra intercetta.

Da dove viene la confusione dei nomi

Non è nata per caso, e conviene a chi la mantiene.

La scorciatoia commerciale

Scrivere «olio di canapa» su un prodotto con CBD aggira il disagio normativo della sigla. La parola è vera in senso botanico e ingannevole in senso commerciale.

Il posizionamento sui motori

Entrambe le espressioni vengono cercate, e molte schede prodotto puntano a tutte e due insieme. L’ambiguità a volte è deliberata e spesso semplicemente ricopiata.

I marketplace

Alcune piattaforme vietano la sigla CBD nei titoli. L’aggiramento è immediato: il prodotto ricompare con il nome dell’altro olio.

Che cosa costa a chi compra

O si paga un olio alimentare al prezzo di un estratto, o si aspetta da un olio alimentare qualcosa che non contiene. Entrambi gli errori sono frequenti.

Che cosa verificare su un prodotto con CBD

Le domande non sono le stesse, perché il rischio non è lo stesso.

Il certificato del lotto

Datato, con un numero di lotto che coincida con quello del flacone. Un certificato generico della gamma non descrive quello che hai comprato.

Il tenore dichiarato e quello misurato

Il certificato dà il secondo. La distanza fra i due è il dato più utile del documento, e a volte è considerevole.

I residui di solvente

A seconda del metodo di estrazione possono restare residui. Il certificato deve coprirli, con limiti espliciti.

I contaminanti

Metalli pesanti, pesticidi e idrocarburi. Contano in modo particolare in un estratto, per la ragione di concentrazione descritta sopra.

Che cosa coprono le analisi di ciascuno

I documenti non si somigliano, perché non rispondono alle stesse domande.

Su un olio alimentare

Profilo in acidi grassi, numero di perossidi e, nei frantoi più esigenti, metalli pesanti e pesticidi. Queste analisi esistono dove vengono pubblicate, e per un olio da tavola non sono obbligatorie.

Su un estratto

Tenore di cannabinoidi, residui di solventi, metalli pesanti, pesticidi e microbiologia. L’elenco è più lungo perché il procedimento introduce rischi che la spremitura non introduce.

Che cosa nessuno dei due mostra

La storia del prodotto fra il laboratorio e lo scaffale. Un certificato descrive un lotto a una data, non le condizioni di magazzino dei mesi successivi.

Che cosa rende utile un certificato

Un numero di lotto che coincide, una data recente, un laboratorio identificabile e limiti espliciti. Senza questi quattro elementi il documento rassicura senza informare.

Che cosa hanno in comune i due oli

L’elenco è più corto di quanto suggerisca lo scaffale, ma non è vuoto.

La pianta

Cannabis sativa in entrambi i casi, e varietà iscritte al catalogo europeo per le colture consentite.

Il modo di conservazione

Al riparo da luce e calore, con il contenitore ben chiuso. Entrambi si degradano per ossidazione, ed entrambi lo annunciano con l’odore prima che con l’aspetto.

La sensibilità al calore

Nessuno dei due guadagna a essere scaldato. Nell’olio alimentare è una questione di qualità nutrizionale; nell’estratto, di stabilità del cannabinoide.

L’esigenza di documentazione

Un venditore serio pubblica le proprie analisi in entrambi i casi. È più raro per l’olio alimentare, ed è proprio quello che distingue i frantoi migliori.

Le domande da porre prima di comprare

Quattro domande, valide su entrambi i lati dello scaffale, che separano un venditore documentato da uno che improvvisa.

Da quale parte della pianta viene

Il seme o la parte aerea. La risposta determina tutto il resto, prezzo legittimo compreso.

Qual è il tenore in milligrammi

Solo per un estratto, e la risposta deve essere un numero, non una percentuale isolata. Senza milligrammi nessun confronto è possibile.

Dov’è il certificato del lotto

Con un numero che corrisponda al flacone. L’assenza di una risposta chiara è già una risposta.

Qual è la data di spremitura o di produzione

In un olio alimentare è il dato che meglio predice il sapore. In un estratto delimita la stabilità dichiarata.

Che cosa resta aperto

Ci sono domande che questa pagina non può chiudere, e conviene nominarle invece di aggirarle.

La procedura sui nuovi alimenti

Gli estratti di cannabidiolo sono soggetti a una procedura di autorizzazione non conclusa. Riguarda l’immissione sul mercato alimentare e avanza indipendentemente dallo status della pianta.

I tenori realmente presenti

Le campagne di controllo pubblicate negli ultimi anni hanno mostrato scarti fra tenore dichiarato e tenore misurato. È proprio quello che il certificato di lotto permette di verificare caso per caso.

L’origine dei semi

Raramente indicata sugli oli alimentari economici. Spiega però una parte delle differenze di gusto, e la sua assenza è di per sé un dato.

Che cosa non referenziamo

In questa pagina non rimandiamo ad alcun prodotto. I criteri qui sopra valgono per qualunque bottiglia, e invecchiano più lentamente di una selezione.

Che cosa questa pagina non decide

Quale sia migliore

Nessuno dei due. Sono prodotti diversi per usi diversi, e paragonarli su un asse unico non ha senso.

Che cosa faccia il CBD

Non lo descriviamo. Nessuna indicazione è consentita nell’Unione europea, e una descrizione di effetti sarebbe esattamente quello.

Quale marca comprare

Non è l’oggetto di questa pagina. I criteri qui sopra valgono per qualunque marca, e invecchiano meglio di un elenco.

Quanto vale un prodotto senza certificato

Nulla di verificabile. Non è un giudizio sul prodotto: è una constatazione su ciò che se ne può sapere.

Domande frequenti sui due oli

Sono le quattro che ricorrono più spesso, e nessuna ha una risposta lunga.

L’olio di semi di canapa contiene THC

In pratica no. Il seme non produce cannabinoidi; le tracce che a volte compaiono derivano dal contatto con il tegumento esterno durante la raccolta. I limiti applicabili agli alimenti a base di canapa esistono proprio per inquadrare quelle tracce.

Si può cucinare con l’olio di CBD

Non è pensato per questo. Il flacone contagocce serve a dosare in milligrammi, e scaldare un estratto significa esporlo a condizioni che ne modificano la stabilità. Per cucinare esiste l’olio alimentare, che costa una frazione.

Perché due prodotti così diversi hanno lo stesso nome

Perché entrambi vengono dalla stessa specie botanica e la parola «canapa» è vera per tutti e due. La confusione nasce dove il nome viene usato al posto della categoria, non dalla botanica.

Quale dei due conviene comprare

Dipende da che cosa si cerca, e non c’è una risposta unica. La domanda utile non è quale sia migliore ma quale delle due categorie corrisponde all’uso previsto: condimento o integrazione con un estratto documentato.

In quattro righe

Due prodotti

Dalla stessa pianta, da parti diverse, con regimi diversi.

Un registro

Dove uno ha un’indicazione e l’altro nessuna, e che si può consultare pubblicamente.

Un’etichetta

Dove quantità, ingredienti e milligrammi tradiscono la categoria prima che lo faccia il nome.

Una decisione

Fondata sul certificato e sulla data, non sulla facciata anteriore del flacone.