L'acqua è il solvente peggiore, e l'ha misurato l'ISS
Nel 2017 l’Istituto Superiore di Sanità ha preparato la stessa cannabis in due modi — decotto in acqua e olio — e ha misurato che cosa finiva davvero nel liquido.
Il risultato è netto e non lascia margini: l’efficienza di estrazione dell’olio è risultata significativamente più alta di quella dell’acqua, per tutti i cannabinoidi e in modo particolare per THC, CBD e i loro precursori acidi.
Non è l’opinione di un negozio. È una misura pubblicata, fatta dall’ente che in Italia stabilisce come vanno preparate le formulazioni di cannabis in farmacia.
Questa pagina parte da lì, e arriva a una conclusione scomoda: la tisana che potete comprare e la tisana che è stata misurata non sono lo stesso oggetto.
Che cosa avete davvero in tazza
Prima della chimica c’è una questione di materia prima, e quasi nessuna confezione la rende esplicita.
Foglia, non infiorescenza
Le tisane alla canapa in commercio sono fatte di foglia. La foglia contiene una frazione dei cannabinoidi presenti nell’infiorescenza — la parte della pianta dove le ghiandole resinose sono concentrate.
Chi ha in mano una bustina di «canapa sativa L. — foglie» non ha in mano una versione più leggera del fiore. Ha una parte diversa della pianta.
Il catalogo europeo, e la riga che decide
Il catalogo dei nuovi alimenti della Commissione europea è esplicito su questo punto: l’infuso acquoso di foglia di canapa non ricade nel regolamento sui nuovi alimenti, perché il consumo prima del 1997 è documentato.
Ma il catalogo aggiunge una condizione che quasi nessuno riporta: possono essere usate esclusivamente le foglie che non si trovano sull’estremità fiorita del ramo.
La tensione che ne nasce
Mettete insieme le due righe e ottenete una cosa poco comoda per il settore: la tisana che resta legalmente un alimento è esattamente quella che contiene meno cannabinoidi.
Non è un cavillo. È il modo in cui il diritto alimentare ha deciso il confine: passa la tradizione documentata — l’infuso di foglia — e non passa l’estratto. Un fiore in bustina, o una foglia addizionata di estratto, cambiano categoria e diventano nuovo alimento.
L’esperimento che nessuno cita
Lo studio del 2017 è la fonte più utile che esista su questa domanda, e nelle pagine commerciali italiane non compare quasi mai.
Chi l’ha fatto, e perché
Il lavoro è nato da un’esigenza pratica dell’Istituto Superiore di Sanità: stabilire condizioni e indicazioni su come usare correttamente la cannabis di produzione nazionale, per garantire continuità terapeutica a chi ne fa uso su prescrizione.
Il metodo analitico è una cromatografia liquida ad altissime prestazioni accoppiata alla spettrometria di massa tandem — cioè lo strumento con cui si contano le molecole, non la percezione di chi beve.
Olio contro acqua
Il confronto è la parte che conta. A parità di materia prima, l’olio ha estratto significativamente di più dell’acqua, e la differenza si è vista soprattutto sui composti farmacologicamente attivi: THC, CBD e i rispettivi acidi.
Chi beve una tisana e chi prende quindici gocce di olio non stanno assumendo due dosi diverse della stessa cosa. Stanno usando due solventi con rese diverse.
I quindici minuti
Lo studio ha anche stabilito un parametro di preparazione: quindici minuti di ebollizione sono risultati sufficienti a raggiungere le concentrazioni più alte ottenibili in acqua.
È un dato utile in due direzioni. Dice quanto serve — e dice che oltre quel punto non si guadagna altro. Una bustina in ammollo tre minuti in acqua a novanta gradi non è la stessa operazione.
Il riscaldamento, nell’olio
Nel ramo olio, il preriscaldamento delle sommità fiorite a 145 °C per 30 minuti in forno statico ha portato a decarbossilazione completa degli acidi CBDA e THCA-A. E il calore non si è limitato a questo: ha anche aumentato in modo significativo le concentrazioni finali nell’olio.
Tenete a mente questi numeri quando leggete che «basta l’acqua bollente». Cento gradi per pochi minuti non sono centoquarantacinque gradi per mezz’ora.
Perché l’acqua estrae così poco
La ragione non è complicata, e spiega tutto il resto della pagina.
Lipofilia
I cannabinoidi sono molecole lipofile: si sciolgono nei grassi e pochissimo in acqua. Non è una proprietà negoziabile né un difetto di preparazione. È la molecola.
Un decotto preparato senza materia grassa lascia gran parte del principio attivo nella parte che si butta via — nel materiale vegetale esausto, non nella tazza.
Il grasso, e perché le indicazioni lo nominano
È per questo che le indicazioni di preparazione dei decotti in farmacia parlano di aggiungere un grasso: tipicamente latte intero o un olio alimentare.
Non è un suggerimento di gusto. È il veicolo senza il quale la molecola resta dov’era.
Quanto grasso serve
Serve grasso vero, non una goccia simbolica. Il latte intero funziona meglio di quello scremato per la ragione ovvia, e un cucchiaino di olio o di burro nella tazza fa più differenza di dieci minuti in più di bollitura.
E la panna montata sopra non conta
Il grasso deve stare nell’acqua durante l’estrazione, non aggiunto alla fine. Aggiungerlo dopo serve al palato, non alla resa: la molecola che è rimasta nella foglia non torna indietro.
Quello che c’è nella foglia non è CBD
Un secondo malinteso, indipendente dal primo, riguarda che cosa contiene la pianta viva.
Nella pianta c’è CBDA
La canapa non produce cannabidiolo. Produce acido cannabidiolico, CBDA — la forma acida, con un gruppo carbossilico in più. Lo stesso vale per il THC, che nella pianta è THCA.
Una foglia essiccata e messa in bustina contiene quindi soprattutto acidi cannabinoidi, non le forme neutre di cui parlano le etichette.
La decarbossilazione
Il passaggio dalla forma acida a quella neutra si chiama decarbossilazione e richiede calore. È la ragione per cui l’olio preriscaldato a 145 °C dello studio arriva a conversione completa, e l’acqua a cento gradi per pochi minuti no.
Il fattore 0,877
Quando un bollettino d’analisi riporta entrambe le forme, il totale si calcola così:
CBD totale = CBD + (CBDA × 0,877)
Il coefficiente è il rapporto fra le masse molecolari: decarbossilando, la molecola perde anidride carbonica e quindi peso. Vale la stessa aritmetica per il THC totale.
Perché questo cambia la lettura dell’etichetta
Una tisana che dichiara «ricca di CBD» dichiara qualcosa che, nella bustina, in gran parte non c’è ancora in quella forma. Non è necessariamente falso — è misurato dopo una conversione che la vostra tazza esegue solo in parte.
Quanto dura, una volta preparata
Questa è la parte dello studio con la ricaduta pratica più immediata, e nessuna confezione la riporta.
Tre giorni e sette giorni
A temperatura ambiente, la concentrazione è scesa al 50% o meno di quella iniziale: il THC in tre giorni, il CBD in sette.
Metà del contenuto sparisce nel tempo in cui una caraffa resta in cucina.
Il frigorifero non risolve
Il dettaglio che rende il dato solido è che a 4 °C i profili di decadimento osservati sono stati simili. Non è un problema di temperatura ambiente: è instabilità in acqua.
Il confronto con l’olio
Nell’olio la stabilità è risultata molto più alta: per la maggior parte dei cannabinoidi si è ritrovato l’80–85% della concentrazione iniziale fino a quattordici giorni dopo la preparazione, sia a temperatura ambiente sia in frigorifero.
La caraffa della settimana
Ne segue una regola pratica che vale più di qualunque consiglio di dosaggio: la tisana si prepara e si beve. Prepararne una scorta per la settimana significa buttare via metà di quello che si è pagato, senza accorgersene.
La tisana della farmacia e quella del negozio
Due oggetti che condividono il nome e quasi nient’altro.
Il decotto galenico
Nel percorso della cannabis a uso medico il decotto è una delle vie di somministrazione previste. La materia prima è infiorescenza standardizzata, il titolo in cannabinoidi è noto, la preparazione segue un protocollo, e la esegue un farmacista.
È l’oggetto che lo studio del 2017 ha misurato.
La tisana da scaffale
Quella in bustina è foglia, senza titolo dichiarato in milligrammi, con una preparazione lasciata a chi la beve e senza controllo su quanto passa in tazza.
Perché il confronto è ingiusto in entrambi i sensi
Ingiusto verso la tisana, perché nessuno la vende come un medicinale e non deve esserlo. E ingiusto verso il lettore, perché le pagine che parlano dei «benefici della tisana al CBD» citano volentieri la letteratura sul secondo oggetto per vendere il primo.
Se la fonte parla di infiorescenza titolata preparata in farmacia, non parla della vostra bustina.
Che cosa dice davvero l’etichetta
Trenta secondi di lettura separano una confezione informativa da una che non lo è.
L’ingrediente
Cercate la dicitura esatta. «Canapa sativa L. — foglie» dice una cosa; «infiorescenze» ne dice un’altra e vi porta in un regime giuridico diverso; «estratto» ancora un’altra, e vi porta nel nuovo alimento.
I milligrammi che non ci sono
Quasi nessuna tisana dichiara milligrammi di cannabinoidi per bustina, e la ragione è duplice: non è obbligatorio, e dichiararlo avvicinerebbe il prodotto a un’affermazione che non può fare.
L’assenza del numero non è distrazione. È struttura.
Gli aromi e gli altri ingredienti
Molte tisane «alla canapa» sono per la maggior parte del peso altre piante: melissa, camomilla, tiglio, liquirizia, aromi. Se qualcosa succede quando la bevete, la canapa è una delle voci possibili, e spesso la meno rappresentata.
Il THC
Anche a concentrazioni basse il THC c’è. Per gli alimenti derivati dai semi di canapa esistono limiti dedicati; per l’infuso di foglia il riferimento resta la varietà coltivata e la sua conformità.
Se fate test antidroga sul lavoro, il pannello cerca un metabolita del THC, non il cannabidiolo.
Il calcolo che potete fare in trenta secondi
Non serve un laboratorio per capire l’ordine di grandezza.
Partite dall’olio, che il numero ce l’ha
Un olio al 10% contiene circa 100 mg di cannabidiolo per millilitro. Una goccia è circa 0,05 ml, quindi attorno a 5 mg per goccia. Sono numeri stampati e verificabili.
Poi guardate la tisana
Una bustina di foglia non dichiara nulla. Anche ipotizzando un contenuto generoso nella foglia secca, resta da sottrarre tutto ciò che l’acqua non porta via — che, secondo la misura dell’ISS, è la parte maggiore.
Il confronto onesto
Non stiamo dicendo che la tisana contenga zero. Stiamo dicendo che nessuno vi mette in condizione di sapere quanto, e che il solvente scelto è quello con la resa peggiore fra quelli disponibili.
E il riferimento europeo, per chiudere il cerchio
L’EFSA, aggiornando a febbraio 2026 la propria posizione, ha fissato in via provvisoria un livello di assunzione sicura di 0,0275 mg per kg di peso corporeo al giorno — circa 2 mg al giorno per un adulto di 70 kg — dichiarando al tempo stesso che le evidenze disponibili restano incomplete.
Due milligrammi al giorno è un numero piccolo. È utile tenerlo accanto a qualunque conto facciate.
Perché la gente la beve lo stesso
E qui vale la pena essere onesti in senso opposto, perché la risposta non è «perché sono ingenui».
Il rito
Una bevanda calda la sera, preparata con calma, bevuta seduti. Questo funziona, ed è misurabile nella vita di chi lo fa — semplicemente non è la molecola a farlo.
Il caldo e l’orario
L’acqua calda la sera fa parte delle abitudini che accompagnano il sonno in mezzo mondo, canapa o non canapa.
L’aspettativa
Chi prepara qualcosa apposta, con attenzione, si aspetta un effetto. L’aspettativa è una variabile reale e misurata, non un modo elegante per dire «illusione».
E va benissimo così
Una tisana alla canapa come bevanda serale, comprata per il gusto e per il rito, è un acquisto sensato. Diventa un problema solo quando viene venduta come veicolo di un principio attivo che l’acqua, in gran parte, non porta.
Se volete prepararla comunque
Tanto vale farla nel modo che estrae di più.
L’acqua
Ebollizione vera, non acqua calda. Lo studio parla di bollitura, ed è il parametro su cui è stato misurato il risultato migliore.
Il tempo
Quindici minuti sono il valore che ha dato le concentrazioni più alte. Meno rende meno; molto di più non aggiunge.
Il grasso
Un cucchiaio di latte intero o un cucchiaino di olio nell’acqua durante la bollitura. È il passaggio che cambia di più il risultato finale, e quello che quasi nessuno fa.
Il momento
Preparata e bevuta. Non la sera prima, non per due giorni: il decadimento comincia subito e il frigorifero non lo ferma.
Le altre piante nella bustina, e il privilegio che hanno
C’è un motivo normativo, poco noto, per cui una tisana alla canapa può comunicare cose che un olio di CBD non può.
Il peso reale della canapa
Girate la confezione e guardate l’ordine degli ingredienti, che è per peso decrescente. In molte tisane «alla canapa» la canapa non è la prima voce: vengono prima camomilla, melissa, tiglio, liquirizia, frutti o aromi.
Il nome sul davanti nomina l’ingrediente minoritario. Non è illegale, ed è normalissimo nel settore delle infusioni — ma cambia che cosa state comprando.
L’elenco europeo diviso in due
Quando l’Unione ha costruito l’elenco delle indicazioni sulla salute ammesse, gli Stati hanno trasmesso circa quarantaquattromila indicazioni, consolidate poi in circa quattromilaseicento inviate all’EFSA per valutazione.
La Commissione ha però annunciato l’adozione in due tappe: prima le indicazioni sulle sostanze non botaniche, diventate il regolamento 432/2012; poi quelle sulle sostanze botaniche.
La seconda tappa non è mai arrivata a compimento.
Che cosa ne consegue sullo scaffale
Le erbe tradizionali si muovono quindi in un regime transitorio, mentre il cannabidiolo si trova altrove: è un nuovo alimento non autorizzato, e per lui non esiste alcuna indicazione ammessa né alcuna casella in sospeso.
Il risultato pratico è paradossale. In una bustina che contiene camomilla e canapa, la parte del messaggio che regge giuridicamente è quella che parla della camomilla — e la canapa fa da nome.
Come usarlo a vostro vantaggio
Se la confezione promette rilassamento, chiedetevi a quale ingrediente si riferisca davvero quella frase. Spesso la risposta è nella lista, due righe più in basso.
Come leggere questa pagina
Applichiamo a noi stessi i criteri che chiediamo alle altre.
Chi l’ha scritta e con quale interesse
Questo sito guadagna quando qualcuno compra prodotti a base di canapa. È esattamente il motivo per cui una pagina che dice «il formato che state cercando estrae poco» merita di essere letta con attenzione: va contro il nostro interesse immediato, e questo è un dato, non una virtù.
Confrontata con che cosa
Ogni affermazione di questa pagina ha un termine di paragone dichiarato: l’olio, per l’estrazione; il decotto di farmacia, per la materia prima; il giorno zero, per la conservazione. Un numero senza termine di paragone non significa nulla.
A quale quantità
I dati sulla stabilità e sull’estrazione vengono da preparazioni standardizzate di cannabis a uso medico, non da bustine da supermercato. Lo diciamo perché è la stessa distinzione che rimproveriamo alle pagine commerciali.
Dove sono le risposte
In fondo trovate le fonti, con il link diretto. Lo studio del 2017 è pubblico e il riassunto è consultabile senza abbonamento.
E perché la scriviamo comunque
Perché la domanda «tisana al CBD» ha una risposta fattuale, e le prime dieci pagine di risultati italiane sono in maggioranza cataloghi. Una risposta che si può verificare vale più di una che si può soltanto sperare.
A chi conviene chiedere prima
Le stesse persone che devono chiedere per qualunque altro formato.
Chi prende farmaci stabilmente
Il cannabidiolo compete con alcuni enzimi epatici che metabolizzano molti medicinali di uso comune. Il farmacista risponde in due minuti se ha davanti l’elenco.
Chi è in gravidanza o allatta
L’EFSA esclude esplicitamente questo gruppo dal proprio livello provvisorio, insieme a chi ha meno di 25 anni e a chi assume farmaci.
Chi ha problemi di fegato
Il fegato è insieme l’organo che metabolizza e uno dei punti su cui si concentrano le incertezze aperte.
In sintesi
La misura
L’olio estrae significativamente più dell’acqua, a parità di materia prima. Lo ha misurato l’Istituto Superiore di Sanità nel 2017, con spettrometria di massa.
La conservazione
A temperatura ambiente il decotto perde metà del THC in tre giorni e metà del CBD in sette. Il frigorifero dà profili simili. Nell’olio si ritrova l’80–85% a quattordici giorni.
La preparazione
Quindici minuti di bollitura, e un grasso nell’acqua. Senza grasso gran parte del principio attivo resta nella foglia.
La materia prima
Foglia, non fiore — e il catalogo europeo ammette come alimento tradizionale solo l’infuso di foglie che non stiano sull’estremità fiorita. La versione legale è anche la meno concentrata.
E la cosa più utile da fare
Se cercate un contenuto noto in milligrammi, la tisana non è il formato che ve lo dà. Se cercate una bevanda calda la sera, lo è — e non ha bisogno di altre promesse.